È tornato a Castel Volturno dopo 250 giorni complessivi di indisponibilità e 26 partite saltate da quando veste la maglia del Napoli
Alessandro Buongiorno ha iniziato la seconda fase della riabilitazione dopo l’intervento al ginocchio destro. La notizia è positiva. Ma la vera domanda è quando riuscirà davvero a trovare continuità.
Perché a Napoli gli stop sono già diventati otto.
Prima la distorsione alla caviglia nell’agosto 2024. Poi, a dicembre, la frattura della vertebra lombare: 44 giorni fuori. Quindi il lungo problema agli adduttori nella primavera 2025, con 65 giorni di stop. Un nuovo problema e un altro periodo di indisponibilità nell’estate. Poi ancora gli adduttori tra settembre e ottobre, altri 23 giorni lontano dal campo. La contusione al ginocchio del maggio scorso. Infine l’infortunio più pesante, quello alla radice del menisco mediale, che ha richiesto l’intervento chirurgico.
A Torino, nelle sette stagioni precedenti, gli stop erano stati sei. A Napoli sono già otto.
Non è un giudizio sul giocatore. È un dato sulla sua disponibilità. E per un club che ha investito su Buongiorno come pilastro della difesa, è un dato che pesa.
Perché il Napoli ha bisogno di poter contare su di lui.
E forse vale la pena ricordare l’ultima immagine di Buongiorno in campo. Pisa. Una partita che oggi sembra lontanissima, con la maglia azzurra addosso e quella sensazione, allora ancora normale, che sarebbe bastato aspettare qualche giorno per rivederlo di nuovo.
Adesso comincia un altro percorso: recuperare il ginocchio, ritrovare il ritmo, tornare a giocare senza dover gestire continuamente un nuovo problema fisico.
La prima partita sarà un traguardo.
La continuità sarà la vera vittoria.












