La corsa nata da un sogno: Rotondi riapre le strade ai giovani del ciclismo

di Silver Mele

Domenica 27 settembre torna il Trofeo Mastantuoni “Città di Rotondi”: Esordienti, Allievi e Giovanissimi su un circuito urbano tecnico e selettivo. Una piccola comunità di poco più di tremila abitanti prepara una grande festa del ciclismo giovanile, ormai capace di richiamare società anche da fuori regione

Il ciclismo in Campania non conosce pause. Cambia il calendario, cambiano le categorie, cambiano le strade, ma resta quella ostinazione meravigliosa che porta una bicicletta a diventare sempre il punto di partenza di una storia.

Archiviata la grande settimana internazionale, con il Giro di Campania tornato finalmente a misurarsi con il professionismo, e mentre la cronoscalata al Vesuvio per la rassegna tricolore amatoriale è stata spostata a metà ottobre, il movimento regionale torna a guardare ai più giovani.

E lo fa a Rotondi, dove domenica 27 settembre il ciclismo rimetterà in moto le sue ruote con la seconda edizione del Trofeo Mastantuoni “Città di Rotondi”.

A prima vista è una gara giovanile.

A guardarla meglio, è molto di più.

Perché dietro quella partenza ci sono una comunità, una famiglia, una tradizione commerciale che da oltre settant’anni ha nella bicicletta il proprio linguaggio e soprattutto una domanda apparentemente semplice pronunciata da un bambino.

«Corro in tutta Italia. Perché non facciamo una gara nel nostro paese?».

È da lì che bisogna cominciare.

LA DOMANDA DI SAVERIO E L’IDEA CHE DIVENTA REALTÀ

Saveriomaria Gaudino è uno dei tanti ragazzi che il ciclismo porta ogni settimana sulle strade d’Italia. Gare, trasferte, chilometri in automobile, biciclette caricate e scaricate, genitori che seguono, aspettano, incoraggiano.

Un giorno Saverio pone al padre Giovanni una domanda che contiene già, senza saperlo, il progetto di una manifestazione.

Perché correre dappertutto e non poterlo fare a casa?

Giovanni Gaudino è un padre che conosce bene quella passione. Da anni accompagna i figli nelle loro esperienze sportive e sa che, nel ciclismo giovanile, una gara non è mai soltanto una gara. È un viaggio familiare, un’esperienza educativa, una palestra di carattere.

Così quella domanda comincia a camminare.

Giovanni ne parla con Michele Maietta, assessore del Comune di Rotondi e uomo profondamente legato al ciclismo. Maietta coinvolge l’amministrazione, il sindaco Sergio Finelli, e progressivamente prende forma un’idea che avrebbe potuto rimanere una semplice conversazione e che invece diventa un appuntamento.

Nasce così il Trofeo Mastantuoni.

E già questo spiega molto del suo significato.

Non è un evento calato dall’alto.

Nasce dal basso, da una famiglia, da un ragazzo, da una comunità che decide di trasformare una passione privata in un’occasione collettiva.

ROTONDI, TREMILA ABITANTI E UN PICCOLO MONDIALE

Rotondi conta poco più di tremila abitanti.

È proprio questo il dato che rende ancora più interessante ciò che accade domenica.

Perché il paese si prepara ad accogliere un movimento molto più grande dei propri confini: bambini e ragazzi, società sportive, tecnici, dirigenti, genitori, accompagnatori.

E non arrivano soltanto dalla provincia.

Il passaparola ha cominciato ad allargare il perimetro della manifestazione fino a portare a Rotondi partecipanti che per la prima volta raggiungono la Campania dalla Toscana, dalla Sicilia e dall’area di Gubbio.

È uno dei segnali più importanti per una gara che ha appena due edizioni.

Nel ciclismo giovanile la reputazione si costruisce soprattutto così: attraverso ciò che raccontano le famiglie quando tornano a casa.

Se un bambino si è divertito, se il percorso era bello, se l’organizzazione ha funzionato, se la sicurezza è stata garantita, se il paese ha saputo accogliere, quella notizia viaggia.

E passa da una società all’altra.

Da una squadra all’altra.

Da un genitore all’altro.

Il Trofeo Mastantuoni sta crescendo anche attraverso questo passaparola.

UN CIRCUITO CHE NON FA SCONTI

Poi c’è la parte sportiva, che merita di essere raccontata con altrettanta attenzione.

Il percorso urbano di Rotondi non è stato pensato come una semplice passerella per i giovani ciclisti. È un circuito che presenta caratteristiche tecniche capaci di valorizzare le diverse qualità dei partecipanti.

Curve, rilanci, cambi di ritmo e la necessità di leggere continuamente la strada trasformano il circuito in un vero terreno di gara.

Ed è proprio questa la peculiarità del ciclismo giovanile ben organizzato: non basta mettere insieme una partenza e un arrivo. Bisogna costruire un percorso che insegni qualcosa.

Ai Giovanissimi insegna innanzitutto a stare in gruppo, a prendere confidenza con la bicicletta in gara, a interpretare una curva, a scegliere una traiettoria.

Per Esordienti e Allievi aumenta invece la componente tattica: gestione dello sforzo, posizione, capacità di reagire ai cambi di ritmo, lettura degli avversari.

Per questo l’idea di organizzare il Trofeo quasi come un piccolo mondiale non è soltanto una suggestione.

Quando si parla di giovani, la qualità della competizione passa anche dalla cura dei dettagli.

LA BICICLETTA COME EDUCAZIONE

È il motivo per cui appuntamenti come quello di Rotondi hanno un peso che va oltre la classifica.

Nel ciclismo giovanile il risultato conta, naturalmente. Un ragazzo corre per vincere e una gara deve conservare tutta la sua componente agonistica.

Ma intorno al risultato c’è un patrimonio molto più grande.

Ci sono i compagni di squadra.

C’è il rispetto dell’avversario.

C’è la fatica.

C’è l’attesa sulla linea di partenza.

C’è il genitore che ha percorso centinaia di chilometri per vedere il proprio figlio correre dieci, venti o trenta minuti.

C’è il bambino che magari domenica perderà e tornerà a casa convinto di voler riprovare la settimana successiva.

È così che si costruisce un ciclista. E, prima ancora, una persona.

Per questo la scelta di Rotondi di investire su Esordienti, Allievi e Giovanissimi è anche una scelta sul futuro del movimento.

MASTANTUONI, UNA STORIA CHE PEDALA DAL 1950

Il nome della manifestazione non è casuale.

Mastantuoni Sport è un simbolo della bicicletta a Rotondi dal 1950.

Quasi ottant’anni di rapporto con il mondo delle due ruote significano qualcosa di più di una semplice attività commerciale.

Significano aver visto cambiare biciclette, materiali, tecnologie, modi di correre e generazioni di ciclisti.

Il Trofeo nasce quindi anche dentro una storia che ha già conosciuto la bicicletta come lavoro, passione, comunità e identità.

E forse è proprio questa continuità a rendere naturale l’idea che una famiglia possa decidere di restituire al proprio paese una parte di ciò che il ciclismo le ha dato.

UNA GARA NON SI ORGANIZZA CON UNA SOLA FIRMA

Dietro la domenica di Rotondi c’è infatti una macchina organizzativa che ha bisogno di molte mani.

Ci sono Giovanni Gaudino e Aurelio Cesaro, impegnati nella costruzione della manifestazione.

Ci sono i Fratelli Mastantuoni, che hanno creduto nel progetto e continuano a sostenerlo.

E c’è Michele Maietta, che in questa storia occupa un ruolo particolare.

Assessore, amministratore, collaboratore del sindaco Sergio Finelli, ma anche appassionato di ciclismo, Maietta ha seguito il progetto fin dalla sua nascita e ha messo a disposizione tempo ed energie ben oltre il semplice incarico istituzionale.

Poi ci sono tutte le persone che spesso non finiscono nelle fotografie del podio e che, proprio per questo, meritano di essere ricordate.

La Protezione Civile, i Rangers del Partenio, le Sentinelle del Partenio, i volontari del Progetto GOOL, le associazioni, gli sponsor, le società sportive, la Polizia Locale, la Polizia di Stato e i Carabinieri.

In una gara giovanile la sicurezza viene prima del cronometro.

Prima ancora di chiedere a un bambino di andare forte, bisogna costruirgli una strada sulla quale possa farlo in sicurezza.

LA SECONDA EDIZIONE È GIÀ UN PASSO AVANTI

La prima edizione aveva lasciato una certezza: il progetto funzionava.

La seconda deve dimostrare che quella non era una parentesi.

E i segnali sembrano andare proprio nella direzione di una manifestazione destinata a crescere.

L’inserimento nel periodo della Settimana Europea dello Sport aggiunge un altro significato alla giornata, ma il valore dell’appuntamento non dipende da una ricorrenza.

Dipende da ciò che Rotondi riesce a mettere insieme.

Un paese.

Le famiglie.

Le società.

I volontari.

Gli amministratori.

Gli organizzatori.

E soprattutto i ragazzi.

LA STRADA PIÙ BELLA È QUELLA CHE RESTA

Alla fine, però, bisogna tornare a quella domanda.

«Perché non facciamo una gara nel nostro paese?»

È una frase che potrebbe sembrare ingenua soltanto se non si conoscesse il ciclismo.

Perché il ciclismo nasce spesso proprio così: da una domanda semplice che qualcuno decide di prendere sul serio.

Saverio ha chiesto una gara.

Giovanni ha raccolto la richiesta.

Michele Maietta ha trasformato l’idea in un progetto insieme all’amministrazione.

Rotondi ha aperto le proprie strade.

E oggi quelle strade aspettano ragazzi che arriveranno dalla Campania e da molto più lontano.

Questa è la parte più bella del Trofeo Mastantuoni.

Non soltanto il fatto che domenica qualcuno vincerà.

Ma che, per arrivare a quella vittoria, centinaia di persone avranno fatto squadra perché dei ragazzi potessero semplicemente salire su una bicicletta e correre.

È una piccola grande lezione di sport.

E forse anche una definizione perfetta del ciclismo giovanile: una comunità che costruisce una strada e la consegna ai propri figli.

Domenica, a Rotondi, quella strada tornerà a riempirsi di ruote, numeri, caschi, famiglie e sogni.

Il cronometro stabilirà i vincitori.

La festa, invece, sarà di tutti.