di Oscar De Simone
Rifiuti finiscono all’estero con documentazione falsa e segnalati come materiali di recupero. E’ un vero e proprio traffico illegale con spedizioni verso Thailandia e Turchia, quello scoperto dai militari dell’arma dei carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambiente. Traffico che ha portato ad una ordinanza di sequestro preventivo nei confronti di alcuni imprenditori per tre milioni e quattrocentomila euro, accusati, vario titolo, di associazione per delinquere. Inoltre, si è scoperto come le attività di questo traffico di rifiuti, venivano organizzate per il furto aggravato di grandi quantità di materiale ferroso recuperato in larga parte dai cantieri della Rete Ferroviaria Italiana. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Sarno fa riferimento ad accertamenti del NOE di 4 anni fa e andati avanti per diversi mesi. Tutto nasce da un controllo presso una azienda di Albanella, nel salernitano, operante nel settore del trattamento e del recupero di rifiuti urbani e speciali. Da lì, le indagini hanno seguito due filoni. Il primo nei confronti di una società con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e sede operativa ad Albanella che avrebbe inviato illegalmente in Thailandia rifiuti urbani ingombranti, imballaggi misti, rottami ferrosi, parti di pneumatici e guarnizioni in plastica: tutte spedizioni con documentazione falsa. Il secondo filone invece seguiva una ditta che attraverso prestanomi avrebbe acquistato dalla precedente, rifiuti ferrosi in nero: in un caso anche 5 tonnellate spedite in Turchia. Anche altre società sono poi risultate coinvolte con il meccanismo del “giro di bolla”: documentazione falsa emessa a nome di società inesistenti. Il tutto per un profitto di 3 milioni e 400 mila euro. Al termine degli interventi, sono stati anche sequestrati 71 conti correnti, 8 camion e gli impianti aziendali utilizzati per la gestione illecita e il trasporto dei rifiuti












