Una stanza costa troppo, le spese aumentano e anche studiare diventa un lusso. E’ da qui che parte la protesta degli universitari napoletani, che questa mattina hanno piantato le tende davanti alla sede storica della Federico II.
“Napoli quanto ci costi!” è lo slogan scelto dall’Udu, l’Unione degli Universitari, il sindacato studentesco presente negli atenei italiani che si batte per il diritto allo studio. Al presidio ha partecipato anche la Cgil Napoli e Campania. Va detto che la mobilitazione non riguarda soltanto Napoli.
Anzi, in questi giorni gli studenti sono in protesta e sono state piazzate le tende davanti a una decina di atenei italiani e a Montecitorio, nell’ambito della campagna nazionale “Cara Italia, quanto ci costi?”. La protesta segue anche le mobilitazioni in Francia e Spagna, dove il costo della casa e le difficoltà dei giovani sono al centro del dibattito.
La denuncia degli studenti
E non è tutto perché il problema degli affitti si somma anche alla carenza di servizi universitari. Nel mirino ci sono gli studentati di lusso e l’utilizzo dei fondi pubblici del Pnrr per realizzare alloggi che, secondo le preoccupazioni degli studenti, potrebbero in futuro essere destinati anche ad altri usi. C’è poi la questione delle borse di studio, che secondo l’Udu vengono erogate con ritardi eccessivi. L’organizzazione ha avviato un’interlocuzione con il nuovo governo regionale e con il presidente Roberto Fico per chiedere risposte sul diritto allo studio. Anche le mense sono un problema. Nel centro storico manca una mensa universitaria e c’è un solo esercizio convenzionato con l’Adisurc per circa 30mila studenti.
La posizione della Cgil
Questa mattina al fianco degli universitari c’era anche la Cgil che ha ricordato che il diritto alla casa è parte integrante del diritto allo studio. La dirigente sindacale ha richiamato anche il peso della turistificazione sul mercato immobiliare napoletano
La protesta proseguirà sabato 17 ottobre a Roma con la manifestazione nazionale «La Via Maestra», alla quale aderiscono anche realtà studentesche. L’obiettivo è unire le rivendicazioni sul lavoro, sull’istruzione pubblica e sui diritti sociali.











