di Oscar De Simone
Spazzare via la terra da un reperto che è rimasto sepolto per secoli, è l’emozione più grande per un archeologo. Lo è anche perchè vuol dire legare il proprio nome ad una scoperta che non potrà mai più essere dimenticata. Così è stato, tante volte, per il professore Antonio De Simone che attraverso il suo lavoro ha “lasciato il segno”. La sua scomparsa però, avvenuta nel corso di quest’ultima notte all’età di 78 anni, segna anche in modo indelebile un territorio. Quello vesuviano, nella fattispecie, di cui è stato interprete, rappresentante e soprattutto divulgatore. Da 24 anni infatti, la missione archeologica italo-giapponese alla cosiddetta Villa di Augusto, era guidata da lui che fin da giovane intuì l’importanza di un sito che venne indagato sistematicamente solo nel 2002. Da allora le scoperte sono state tante e, insieme alla terme romane di Pollena Trocchia scavate nell’ambito dell’Apolline Project, hanno restituito il volto dimenticato dell’area a nord del Vesuvio in epoca romana. Il suo nome però, non resterà legato solo a questi luoghi. Professore di archeologia all’Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, collaboratore di Piero e Alberto Angela per trasmissioni come Sueper Quark e più recentemente per Noos, ha da sempre sostenuto che l’archeologia dovesse essere letta e studiata sul campo, tra la polvere ed il terreno che ha custodito la storia. Allievo del soprintendente Alfonso de Franciscis, è stato divulgatore attento e scrupoloso che ha saputo coinvolgere e trasmettere emozione a curiosi, appassionati ed a quanti si avvicinavano al mondo della ricerca. Determinate il suo contributo nella ricerca e negli scavi di Villa dei Papiri a Ercolano di cui furono riportati in luce settori del tutto inesplorati. Tra questi, un ampio salone con rilievi in marmo raffiguranti scene mitologiche. Sempre a Ercolano, il suo contributo è stato importante per le analisi dell’area dei fornici sull’antica spiaggia alle falde del Vesuvio. Altrettanto rilevanti le sue ricerche nell’area delle terme suburbane di Pompei così come alla Regio VII e sulla Regio IX, per la ricostruzione della storia edilizia, recente e antica, di questa porzione della città. Il mondo dell’archeologia quindi, oggi è in lutto ma al tempo stesso esalta uno dei suoi rappresentanti migliori in area vesuviana. Un archeologo che ha saputo mostrare al mondo la più bella cartolina di Napoli e del suo hinterland











