di Alessandra Martino
Un tempo i ragazzi cercavano risposte digitando su Wikipedia, convinti – spesso a torto – che bastasse una pagina online per capire tutto. Oggi quel gesto si è trasformato: non sfogliano più il web, interrogano direttamente l’intelligenza artificiale, come se un algoritmo potesse sostituire competenze e diagnosi. Ma in un’epoca in cui aumentano ansia, isolamento e persino il ricorso a psicofarmaci senza prescrizione, la verità è semplice e scomoda: ci sono domande che non possono essere affidate né a un motore di ricerca né all’intelligenza artificiale. Servono professionisti, servono medici, serve ascolto reale.
L’Atlante dell’Infanzia (a rischio) di Save the Children racconta un dato che dovrebbe far drizzare le antenne a chiunque si occupi di adolescenti: il 12% dei ragazzi tra 15 e 19 anni ha assunto psicofarmaci senza prescrizione medica. Un numero impressionante, soprattutto se letto accanto a un altro: il 41,8% degli adolescenti si rivolge all’IA quando è triste, solo o ansioso.
Il ricorso a psicofarmaci senza controllo – ansiolitici, tranquillanti, talvolta persino antidepressivi – è il sintomo più allarmante di questo scenario. Non nasce dal desiderio di ribellione, ma da una solitudine silenziosa che la tecnologia non riesce a colmare.
Se quasi un adolescente su dieci si isola volontariamente per motivi psicologici, non stupisce che una parte cerchi rimedi improvvisati, spesso suggeriti dal passaparola o trovati online.
E una generazione che cura il dolore con consigli automatici e psicofarmaci fai-da-te non sta solo cambiando il modo di informarsi. Sta mettendo a rischio la propria sicurezza, la propria crescita, la propria vita.












