Ferito in un agguato nel 2009, per il Tribunale non è del tutto estraneo ai contesti di camorra. La difesa: “Decisione errata, solo presunzioni”. Buonajuto: “La verità va accertata fino in fondo”
A distanza di 17 anni dall’agguato che gli cambiò la vita, Ivano Perrone si trova ancora a fare i conti con quella sera del 29 gennaio 2009. Il Tribunale di Napoli ha infatti negato il riconoscimento dello status di vittima innocente della camorra, respingendo la richiesta di accesso ai benefici previsti dalla legge 302 del 1990.
Perrone rimase gravemente ferito durante una sparatoria avvenuta all’esterno di un bar di Corso Resina, a Ercolano. Due killer aprirono il fuoco contro Antonio Iuliano, ritenuto il vero obiettivo dell’agguato. Seduto poco distante, Perrone fu colpito alla testa: sopravvisse, ma riportò un’emiparesi permanente.
La decisione del Tribunale
Secondo i giudici, Perrone non può essere considerato totalmente estraneo agli ambienti della criminalità organizzata. A pesare sulla decisione, alcuni precedenti controlli di polizia che lo collocavano in contesti frequentati da persone vicine ai clan.
Una valutazione che ha portato al rigetto della richiesta di riconoscimento, con conseguente esclusione dai benefici previsti per le vittime innocenti della camorra.
La difesa: “Sentenza fondata su presunzioni”
Durissima la reazione del legale di Perrone, l’avvocato Vincenzo Piccolo, che ha annunciato ricorso in appello.
“Si tratta di una decisione fondata su presupposti fattuali e giuridici profondamente errati – ha dichiarato –. È stata attribuita rilevanza decisiva a mere informative prefettizie, prive di riscontri concreti, ignorando prove testimoniali emerse nel contraddittorio dibattimentale”.
Secondo la difesa, la sentenza “ribalta la realtà”, introducendo una logica di “colpa d’ambiente” che finisce per negare tutele a chi è stato colpito senza avere responsabilità dirette. L’obiettivo dell’appello sarà quello di ottenere una nuova valutazione delle prove e il riconoscimento della totale estraneità di Perrone ai contesti criminali.
Buonajuto: “Distinzione fondamentale”
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, che ha invitato alla prudenza e a un accertamento rigoroso dei fatti.
“È una vicenda delicata – ha sottolineato –. Va chiarito in maniera definitiva se Perrone fosse realmente vicino ad ambienti della camorra o se, come sostiene la difesa, fosse completamente estraneo. È una distinzione fondamentale, non solo sul piano giuridico ma anche su quello umano e morale”.
Buonajuto ha ricordato la complessità del contesto territoriale: “In città molti cittadini perbene si sono trovati, anche involontariamente, negli stessi luoghi frequentati da soggetti legati alla criminalità. Ho piena fiducia nella magistratura: in appello sarà fatta piena luce”.
Una vicenda ancora aperta
Il caso resta quindi aperto. L’appello rappresenterà un passaggio decisivo per stabilire se Ivano Perrone debba essere riconosciuto come vittima innocente o se i dubbi sollevati dal Tribunale troveranno conferma.
Nel frattempo, resta il peso di una storia che, a quasi vent’anni di distanza, continua a interrogare giustizia e coscienza civile.












