Il Napoli non è soltanto in emergenza. E’ un progetto che sta presentando il conto

di Silver Mele

A Torino si è visto un Napoli capace di stare in partita per un tempo, poi improvvisamente svuotato.

L’uscita di De Bruyne ha tolto qualità e riferimenti, quella di Di Lorenzo ha complicato ulteriormente una situazione già precaria. Ma quando una squadra perde così tanto appena si guarda verso la panchina, il problema non può essere liquidato con la sfortuna.

Gli infortuni sono una valanga, ormai. Mancano uomini in ogni reparto, gli esterni difensivi sono praticamente scomparsi, le alternative si contano sulle dita di una mano.

Allegri si ritrova a dover inventare soluzioni con quello che resta. Eppure sarebbe troppo comodo fermarsi qui.

La società ha affrontato la stagione con la convinzione che questa rosa fosse sufficiente. Ha scelto di non intervenire, ha scommesso sulla tenuta del gruppo e sulla possibilità che tutto funzionasse.

E Allegri lo ha accettato.

Oggi quella scommessa presenta un conto pesantissimo: sei sconfitte in tredici partite ufficiali, un distacco preoccupante dalle prime posizioni, una squadra che fatica a riconoscersi e che, quando deve reagire, spesso non trova né gambe né idee.

De Bruyne può illuminare una partita, McTominay, assente ieri a Torino, può trascinare il centrocampo, ma non si può chiedere sempre ai singoli di nascondere i limiti di un collettivo.

E soprattutto non si può pensare che cambiare allenatore restituisca all’improvviso i giocatori indisponibili, allarghi la rosa o corregga le scelte di mercato.

La responsabilità di Allegri esiste e va discussa. Ma la crisi del Napoli è più profonda della panchina. Riguarda la costruzione della squadra, la sua fragilità, l’assenza di alternative credibili e una programmazione che oggi appare insufficiente rispetto alle ambizioni dichiarate.

Adesso arrivano Porto e Lazio. Due partite che possono aggravare una situazione già delicatissima. Servono risposte, non alibi. Ma servono soprattutto decisioni lucide, perché continuare a cercare un solo colpevole rischia di lasciare intatto il vero problema.

E allora, il Napoli ha sbagliato allenatore oppure ha azzardato nell’ottimismo di strategie conservatrici e improduttive?