di Alessandra Martino
Per anni è stata il biglietto da visita più contraddittorio di Napoli: attraversata ogni giorno da migliaia di persone, ma spesso percepita come uno spazio freddo, anonimo, da lasciare in fretta. Di sera soprattutto. Quando le luci della stazione si spegnevano e il flusso dei viaggiatori rallentava, Piazza Garibaldi tornava a mostrarsi per quello che molti denunciavano da tempo: una piazza enorme, ma vuota di relazioni, presìdi, vita sociale.
Adesso qualcosa cambia davvero
Con l’apertura dei sei chioschi del progetto “Bella Piazza”, Piazza Garibaldi prova a smettere di essere soltanto un luogo di passaggio e a diventare finalmente uno spazio vissuto. Non semplici strutture commerciali, ma “portinerie sociali”: punti accesi nella piazza, capaci di creare presenza, movimento, sicurezza informale, attività culturali e sociali anche nelle ore in cui la zona si svuotava e diventava terra di nessuno.
È questa la vera sfida del progetto sostenuto da Fondazione Con il Sud insieme al Comune di Napoli e a decine di realtà associative: riempire il vuoto urbano con relazioni umane. Perché le piazze non si salvano solo con il cemento nuovo o con le telecamere, ma quando tornano ad avere persone che le abitano, le attraversano, le presidiano.
I chioschi di “Bella Piazza”
I sei chioschi recuperati ospiteranno teatro, street food sociale, prodotti etici, laboratori, book sharing, iniziative contro la violenza di genere, attività per giovani e turisti. Una rete di presenze diffuse che si aggiunge alla Portineria Garibaldi e al presidio delle forze dell’ordine già attivi. Otto punti vivi dentro una delle aree più delicate della città.
L’obiettivo non dichiarato, ma chiarissimo, è soprattutto uno: spezzare la sensazione di abbandono che negli anni ha segnato Piazza Garibaldi dopo il tramonto. Rendere la piazza “sveglia”, illuminata non solo dalle luci ma dalle attività, dagli eventi, dalla socialità. Una piazza dove fermarsi e non soltanto transitare.
Non sarà una rivoluzione immediata
Piazza Garibaldi resta un luogo complesso, attraversato da fragilità sociali, marginalità e tensioni. Ma il valore dell’operazione sta proprio qui: tentare di sostituire il degrado con la presenza quotidiana, la paura con l’uso collettivo dello spazio pubblico.
Napoli ci prova partendo da uno dei suoi luoghi più simbolici. Perché una piazza vissuta è quasi sempre una piazza più sicura. E una piazza accesa di sera può cambiare il volto di un intero quartiere.












