In Campania mettere soldi da parte sta diventando un’impresa. I dati del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne di Unioncamere certificano una realtà che milioni di famiglie conoscono già bene: il risparmio non è più una scelta, ma spesso un lusso che pochi possono permettersi.
La regione è sedicesima in Italia per risparmio pro capite. Ogni cittadino campano nel 2024 è riuscito ad accantonare mediamente appena 1.153 euro. Un dato lontanissimo da quello della Lombardia, dove il risparmio supera i 2.900 euro pro capite. Tradotto concretamente: una famiglia campana mette da parte meno della metà di una famiglia del Nord.
Dietro questi numeri non c’è una minore attenzione alla gestione del denaro, ma un problema strutturale: in Campania i redditi restano troppo bassi rispetto al costo della vita. L’aumento dei prezzi, delle bollette e delle spese quotidiane ha drasticamente ridotto la capacità di accumulare risorse per il futuro.
Anche all’interno della regione emergono differenze profonde. Avellino è la provincia campana che resiste meglio: con una propensione al risparmio del 9,65% è addirittura la prima del Mezzogiorno, anche se solo ventiduesima nella graduatoria nazionale. Ogni irpino riesce a mettere da parte poco più di 1.600 euro all’anno.
Segue Benevento, dove il risparmio medio supera di poco i 1.300 euro annui. Più in difficoltà invece le aree metropolitane e le province più popolose.
A Napoli la propensione al risparmio si ferma al 6,25%: ogni cittadino riesce ad accantonare appena 1.088 euro l’anno. Ancora peggio Caserta, dove il dato scende a 1.052 euro pro capite, tra i più bassi d’Italia. Poco sopra Salerno con 1.184 euro.
Il quadro che emerge è quello di una regione che fatica a trasformare il reddito in benessere stabile. Dove il lavoro è spesso precario, discontinuo o sottopagato, il risparmio diventa la prima voce sacrificata. E senza risparmio diminuisce anche la capacità delle famiglie di affrontare emergenze, investire nel futuro o sostenere consumi di qualità.
Il confronto con il Nord è impietoso. A Milano il risparmio pro capite sfiora i 4 mila euro annui: quasi quattro volte quello di Napoli. Un divario che non misura soltanto la disponibilità economica, ma fotografa livelli completamente diversi di sicurezza sociale, opportunità e qualità della vita.
La Campania, insomma, continua a crescere meno di quanto servirebbe per colmare il gap nazionale. E mentre l’inflazione continua a comprimere i bilanci familiari, il rischio è che il risparmio — storicamente una delle grandi forze delle famiglie italiane — diventi sempre più un privilegio riservato alle aree più ricche del Paese.












